Scripta Volant

"I read for self-defense"

Intervista a una fotografa specializzata in still life di libri

La fotografia di still life trova nei libri un soggetto particolarmente narrativo: copertine, carta, segnalibri e segni di lettura diventano presenze silenziose, capaci di suggerire storie e atmosfere. Ogni oggetto può essere disposto come una scena, conservando però l’indeterminazione propria della pagina scritta.

In questa conversazione, Elena Sartori racconta come trasforma volumi in composizioni fotografiche e quali dettagli rivelano maggiormente il carattere di un’opera. Il suo approccio coniuga precisione editoriale, sensibilità手工 e un’attitudine quasi scenografica.

La ricerca visiva procede per associazioni: una luce dura può evocare un romanzo storico, mentre colori caldi e superfici consunte accompagnano naturalmente i libri di memoria. Anche librerie, biblioteche e tavoli di lavoro entrano nel racconto, come parte di un ecosistema letterario in continua trasformazione.

Il dialogo si inserisce nell’attività di Scripta Volant e Officine Zero91, luogo di confronto tra immagini, letture e pratiche editoriali. Per la fotografa, esporre un libro significa offrire al pubblico un nuovo accesso al testo, capace di svegliare curiosità prima ancora della lettura.

La posa come scrittura visiva

«Qual è il primo gesto quando un libro entra nello studio?», chiedo a Elena Sartori. «Cerco il modo in cui può stare sul tavolo senza sembrare un oggetto esposto. Di solito osservo il dorso, la consistenza della carta e i segni lasciati dalle mani, poi scelgo una composizione che rispetti questi elementi».

La fotografa lavora soprattutto con libri usati, perché conservano una stratificazione di incontri. «Una copertina consumata racconta più di una superficie perfetta. Il graffio, la piega o l’ombra di un segnalibro possono diventare una forma narrativa». Le pagine aperte trovano spazio anche tra le proposte di incipit, dove l’incipit apre una finestra sul mondo di un’opera e prepara il terreno a una lettura più profonda.

Dentro librerie e biblioteche

Gli spazi fisici hanno un ruolo decisivo. «Una libreria affollata offre ritmo, ritmo che una scenografia artificiale fatica a riprodurre. A volte fotografo solo una sezione, lasciando fuori la folla, oppure seguo le luci fino a un angolo apparentemente dimenticato». Le inquadrature accolgono così dettagli architettonici, ordine delle scaffalature e geometrie delle finestre.

Anche le biblioteche sono un laboratorio. «L’eco visivo di una sala induce a costruire serie fotografiche lente, dedicate ai dettagli più che ai protagonisti». Il risultato può diventare una piccola cronaca editoriale e alimentare la letteratura da confrontare, senza perdere il legame con la lettura. «Mi interessa creare un ponte tra ciò che il lettore vede e ciò che potrebbe scoprire aprendo il volume».

La carta conserva storie

La texture occupa un ruolo centrale nelle immagini. Sartori utilizza fondi neutri, legni scuri e stoffe per isolare il libro, ma lascia spazio a ombre impreviste. «La luce radente rende visibile la grana della carta. A volte un riflesso basta a suggerire un cambio di stagione o un ambiente domestico». La post-produzione serve soprattutto a definire la gerarchia dei toni, mai a cancellare le imperfezioni.

Questo modo di osservare ha un parallelo preciso nella scrittura epistolare moderna, dove ogni oggetto menzionato accompagna la voce di chi scrive. «Una lettera senza fisicità perde molte suggestioni. Allo stesso modo, una fotografia di libro deve conservare il peso della materia, non limitarsi a documentare una copertina». Le composizioni di Sartori restituiscono quindi quella materialità, lasciando al lettore spazio per immaginare.

Una postazione pensata per il libro

Le indicazioni della fotografa per costruire una buona immagine editoriale partono da scelte semplici e controllate.

  • Scegliete un libro che abbia una personalità evidente, evitando copertine prive di carattere.
  • Osservate la luce in diverse ore e annotate il momento in cui ombre e riflessi diventano più suggestivi.
  • Costruite la composizione con pochi elementi, lasciando spazio negativo attorno al soggetto.
  • Usate accessori realmente legati alla lettura, come segnalibri, occhiali o pagine annotate.
  • Eliminate distrazioni e difetti tecnici prima di lavorare su contrasto, colore e texture.
  • Create una serie di immagini con variazioni lievi, per mostrare il libro da prospettive differenti.

«L’attrezzatura tecnica aiuta, ma la sceltaeditoriale viene prima», spiega Sartori. «Non fotografate un libro per produrre semplicemente un’immagine bella. Cercate un dettaglio che apra una domanda». La passione per una pratica condivisa e rigorosa emerge anche dal manifesto del collettivo, che invita alla collaborazione e alla consapevolezza dei meccanismi editoriali.

Un portfolio coerente non nasce da una singola sessione fotografica. «Raccogliete immagini per settimane, osservate ciò che funziona e tornate sul soggetto quando la luce è cambiata». La fotografia di still life richiede pazienza, precisione e una certa disciplina compositiva, ma conserva sempre una componente di scoperta.

Dalla fotografia alla condivisione

Le immagini di Sartori sono state presentate in librerie, biblioteche e spazi indipendenti, trasformando il libro in un incontro reale con il pubblico. «Quando qualcuno si ferma davanti alla fotografia, spesso cerca un libro che non conosceva. È il momento migliore: l’immagine ha creato curiosità e la lettura può completarla».

La comunità della rivista può ora estendere questa ricerca. «Le fotografie accogliamo come aperture, finestre o risvolti di copertina, purché rispettino l’opera e raccontino con chiarezza la propria genesi». Chi desidera condividere un progetto può scrivere alla redazione, mentre le proposte di recensione e i contributi dei lettori possono alimentare il dialogo futuro.

La newsletter e le sezioni dedicate ai lettori offrono occasioni per seguire nuove storie editoriali e fotografiche. Condividete una recensione, proponete un volume e fate circolare un’immagine: ogni contributo può diventare un nuovo tassello della fotografia letteraria.